Abitare a impatto zero

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Abitare a impatto zero

In provincia di Roma quasi il 50% degli edifici residenziali ha più di 40 anni. Nel Comune di Roma il 60% delle case è stato costruito prima del 1971, quando fu introdotta la normativa anti-sismica. A queste cifre si sommano gli edifici successivi che sono in pessimo stato di conservazione, nonché quelli realizzati prima del 1991 (cioè prima della legge 10 sul risparmio energetico e l’uso di fonti di energia rinnovabile), spesso in condizioni mediocri. Parliamo di circa 20 mila edifici nella provincia di Roma di cui 5.700 nel territorio comunale. C’è poi il segmento dell’edilizia sociale, che riveste un ruolo importante nell’ambito delle politiche per la casa (rappresentando quasi il 20% del mercato dell’affitto su Roma e provincia) e che vede edifici composti con materiali economici e sottoposti a scarsa manutenzione. Sono quindi circa 100mila edifici a uso abitativo nell’area metropolitana che necessitano di ristrutturazione.

La condizione dell’edilizia cittadina obbliga un rovesciamento del rapporto con le costruzioni: basta nuovi palazzi e altro consumo di suolo. L’edilizia della città deve rinascere con la ristrutturazione dell’esistente. I censimenti sugli stabili attuali indicano numeri certi sui quali intraprendere il lavoro. Bisogna elaborare un piano di defiscalizzazioni e un piano di agevolazione energetica (rispetto al costo del consumo di elettricità e di gas) per gli edifici che intraprendono un percorso di efficientamento e miglioramento delle rese. Per rendere vincolante tale operazione di rinnovamento definire un orizzonte temporale, al di là del quale gli appartamenti non in regola subiscono, negli atti di compravendita, una maggiorazione della tassazione del 10% a carico del venditore sull’importo dichiarato.

Va inoltre favorita con specifiche agevolazioni “sottosuolo” o “cielo” la scelta di coloro che decidono di ristrutturare stabili vecchi e inefficienti, oppure di ricostruire ex-novo con criteri di massimizzazione energetica e di sicurezza, escludendo ovviamente gli edifici di valore storico-artistico e rispettando tutte le norme sul decoro urbano.

Le risorse per procedere a tale rivoluzione edilizia sono essenzialmente di natura privata o derivanti dai fondi comunitari (l’UE stima che il 36% delle emissioni e il 40% dell’uso di energia dipenda dagli edifici e interverrà in questo settore). L’amministrazione ha a sua disposizione lo strumento dell’incentivo fiscale per favorire la decisione e dell’aumento di carico fiscale sulle compravendite per evitare la stasi.

Per il completo rinnovamento delle stato energetico degli edifici cittadini bisogna prefiggersi un obiettivo temporale decennale.

Grazie al circolo virtuoso degli investimenti effettuati si può preventivare la creazione di posti di lavoro nel comparto dell’edilizia pari a circa 70mila unità, con evidente vantaggio a livello di aumento del Pil cittadino e di gettito fiscale.

Gli interventi di ristrutturazione avrebbero l’effetto di migliorare lo stato di decoro cittadino, di migliorare la funzionalità delle abitazioni, oltre a generare indotto economico e a elevare la quotazione degli immobili.

Con la ristrutturazione dei centomila edifici indicati si genererebbe una riduzione sulle emissioni di gas serra, pari a circa 400.000 tonnellate di Co2.