Dignità e reinserimento

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Dignità e reinserimento contro la povertà

A Roma sono quasi ottomila le persone che vivono in uno stato di povertà estrema. Si tratta di una popolazione di indigenti che è mutata nel tempo, fino a contare al proprio interno anche i cosiddetti insospettabili, come padri e madri di famiglia colpiti dalla separazione e persone che non si sono più riprese dalla perdita del lavoro. Le cause della povertà non sono esclusivamente economiche, ma dipendono anche dalla fragilità dei legami sociali e familiari in cui è inserita la persona colpita. La povertà è un processo graduale che prima di manifestarsi nella sua forma più estrema – l’indigenza di chi ha perso tutto – attraversa numerose fasi, a partire dalla “bassa soglia” che può caratterizzare brevi periodi della vita di una persona. Attualmente sono 115 mila i cittadini romani che si trovano in questa condizione, per cui è urgente intervenire al fine di ristabilire l’equilibrio precedente prima che la situazione peggiori. L’estrema debolezza delle reti di protezione sociale pubblica e la frammentazione degli interventi delle associazioni, che depotenzia l’effetto delle risorse, umane e finanziarie impiegate, non permettono di prevenire adeguatamente le situazioni a rischio.

Creazione di una rete civico-istituzionale tra l’amministrazione, le associazioni, le imprese e il capitale umano territoriale.

Per contrastare la povertà a bassa soglia è importante rafforzare la rete degli enti sociali presenti sul territorio in modo che siano ricettivi rispetto alle situazioni critiche ancora in una fase iniziale. In particolare, saranno affiancati agli operatori domiciliari già attivi, dei volontari che svolgeranno attività di diversa natura: dalla lettura di romanzi e quotidiani, al sostegno nello svolgimento di pratiche burocratiche, all’accompagno nella spesa o in attività ricreative e di socializzazione. A tal fine, sarà necessario avviare una grande campagna di sensibilizzazione per incrementare reti di volontari già esistenti (es. volontari delle biblioteche di Roma). Qualora l’attività dei volontari non fosse sufficiente, si ricorrerà ad altre formule come, per esempio, la badante di condominio, già in fase di sperimentazione a Milano. Saranno realizzati dei punti in cui è possibile fare la spesa sociale, ovvero luoghi accessibili a chi non si può permettere di acquistare i prodotti al supermercato, che finora sono stati gestiti solo da enti religiosi. Si procederà inoltre con l’attivazione della sperimentazione prevista dai fondi SIA (sostegno per l’inclusione attiva) per mettere a punto progetti individuali che favoriscano l’uscita graduale dalla povertà e la ripresa di una vita autonoma.

Per la tutela dei senza fissa dimora che non vogliono accedere a programmi ad hoc, è opportuno prevedere l’aumento dei servizi igienici pubblici e dei posti letto nei dormitori durante il periodo dell’emergenza freddo e quello dell’emergenza caldo.

Le risorse finanziarie sono, in parte, già disponibili, ma non vengono utilizzate. Si tratta, ad esempio, dei fondi SIA, che nel 2014 non sono stati spesi, per la messa a punto dei progetti ad personam, e delle risorse disponibili del Fondo sociale europeo. Sarà, inoltre, strutturata una piattaforma di crowdfunding per finanziare iniziative e progetti promossi da singoli e associazioni.

Il censimento delle realtà esistenti e la costruzione della rete si concluderà nel giro di un anno. Saranno poi attuati i primi progetti di contrasto alla povertà secondo le nuove modalità.

L’intervento avrà un effetto positivo sugli operatori del settore, oltre a permettere la mobilitazione sinergica delle risorse umane spinte ai margini ma portatrici di competenze, know how e esperienze, facilitandone il reinserimento lavorativo e sociale.

Nessun serio progetto di rinascita della città può avviarsi a prescindere dalla ricostruzione della rete civica e culturale delle persone che ci vivono. Si tratta di un capitale umano a cui si deve in primo luogo restituire dignità attraverso il coinvolgimento e il recupero dell’autonomia orientata ad una partecipata inclusione. La rivitalizzazione e il conferimento di nuove funzioni ad alcuni luoghi aggregativi esistenti, per esempio le biblioteche, per renderli anche luoghi di coordinamento dei volontari impiegati in questa nuova forma di assistenza domiciliare leggera, è una delle chiavi per riconnettere il tessuto sociale della città.