La Capitale della ricerca

Roma capitale della ricerca e della salute
facebook-icon-romapuoidirloforte
twitter-icon-romapuoidirloforte

La capitale della ricerca (e della salute)

Roma è una città universitaria con una forte concentrazione di strutture sanitarie pubbliche, private e religiose (tra cliniche, residenze, case di cura e ospedali, circa 150 strutture nel territorio della città metropolitana). La presenza di tante istituzioni, cui vanno aggiunte quelle universitarie, non garantisce tuttavia la competitività a livello internazionale. La concorrenza nel campo della conoscenza e della ricerca è molto difficile e rappresenta una possibilità cui la città non deve rinunciare. Un ambito in cui si parte da una condizione di vantaggio è quello medico-sanitario: quattro policlinici universitari, ospedali di alta eccellenza e un’importante presenza di strutture sanitarie private (per un totale di 41) con un tessuto industriale chimico-farmaceutico sviluppato nel distretto metropolitano (quasi 16mila i posti di lavoro generati, senza considerare l’indotto). Questo capitale, conoscitivo e industriale, deve configurarsi come la base da mettere a sistema per dare a Roma una nuova vocazione economica e di ricerca in grado di attirare non solo studenti dall’estero, ma anche ricercatori.

Promuovere un programma di attrazione di investimenti internazionali e di utilizzo di fondi europei per permettere, a partire dall’esperienza del Distretto tecnologico delle bioscienze (DTB), la creazione di dieci nuovi laboratori per giovani ricercatori, finalizzati alle sperimentazioni di nuove strategie di cura e di assistenza. Individuare con ogni policlinico universitario un’area di ricerca sulla quale lavorare. Attribuire all’ente di ricerca uno spazio per far sorgere il laboratorio. Procedere alla definizione di processi di cofinanziamento con industrie farmaceutiche, biotecnologiche o di cura della persona. Favorire l’insediamento di centri sanitari in grado di offrire trattamenti d’avanguardia, in modo tale da creare una circolarità settoriale che parta dalla ricerca e arrivi fino all’assistenza medica qualificata.

Per mettere in pratica tale piano va elaborato un progetto di co-partecipazione pubblico-privato, dove l’amministrazione partecipa con l’offerta di spazi, facilitazioni amministrative e utilizzo di fondi europei. E dove la parte privata interviene attivamente con finanziamenti di realizzazione e di mantenimento.

Un piano di radicamento della ricerca e dell’eccellenza medica in grado di collocare la città ai primi posti in Europa richiede una prospettiva di durata decennale, che deve essere però scandita, soprattutto nelle fasi iniziali, con precisi step di realizzazione.

Le ricadute possono essere industriali, a livello di brevetti farmacologici o biotecnologici, o turistiche, favorendo il fenomeno (già esistente in ambito extraregionale) dell’attrazione dei pazienti extraregionali e internazionali.

Roma come città della salute è la via concreta per dotare l’economia cittadina di un volano ad alta crescita e valore aggiunto.