Il Palazzo delle Esposizioni

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Il Palazzo delle Esposizioni. Un nuovo luogo di cultura popolare.

Il Comune di Roma ha un importante spazio espositivo senza collezione: non è un museo, è il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale. Grande immobile storico di fine Ottocento, nel centro della città, molto ben collegato, dieci anni fa è stato sottoposto a un profondo restauro con la costruzione di auditorium, cinema, libreria, caffetteria e ristorante (stellato Michelin). Fin dalla sua edificazione fu immaginato come grande spazio per la cultura popolare. Si è invece sempre limitato a ospitare esposizioni d’arte non tutte di livello internazionale. A Roma manca una location pubblica di cultura popolare, dove proporre le tendenze della contemporaneità: musica, arte, moda, media, folclore, costumi.

Il Palazzo delle Esposizioni deve diventare il luogo pubblico della creatività e della partecipazione culturale a Roma. Due azioni sono essenziali per partire:

  1. Definizione di una direzione artistica forte e innovativa che costruisca un calendario biennale di esposizioni e attività in gradi di presentare le innovazioni globali a Roma (es. scienza, tecnologie, media etc.);
  2. Creazione di un comitato di selezione delle proposte di partecipazione che arrivano dalla città. Il Palazzo delle Esposizioni può essere il luogo del dibattito, della sperimentazione, dell’incontro di tutta la Roma creativa: artisti, associazioni, scuole, università, professionisti.

Le Scuderie del Quirinale, spazio statale in concessione a PalaExpo, rimarrebbero invece una location per mostre d’arte a destinazione turistica.

Non sono necessarie risorse economiche aggiuntive e la nuova governance potrebbe portare dei risparmi nell’immediato. Il funzionamento – partecipato e collettivo – sarebbe più snello nell’organico, maggiormente basato sul volontariato e la partecipazione civile. Inoltre, un grande centro di cultura popolare attrarrebbe più pubblico di oggi, e la tipologia di offerta prevista attiverebbe ulteriori centri di ricavo (formazione, convegnistica, laboratoriale etc.)

Sei mesi per istituire una direzione artistica di qualità e un comitato di valutazione. Altri sei mesi per avere un calendario biennale di attività provenienti dalla direzione interna e dal bando esterno.

Più pubblico, più ricavi, più tipologie di offerta, più opportunità di successo economico. Meno costi per il contratto di servizio col Comune di Roma (attuale contributo annuale: euro 10 milioni).

Un luogo di crescita, scambio, incontro e scoperta culturale per tutti i romani, che oggi manca.  I cittadini di una capitale del XXI secolo hanno bisogno di un’agorà moderna, innovativa, sperimentale, coinvolgente, partecipata, pubblica, di tutti.