Generazioni che si aiutano

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Quando le generazioni si danno la mano

Il tempo in cui la spesa pubblica era in grado di sostenere politiche di welfare ad ampio raggio e con un programma di servizio estensivo, spesso poco attento ai risultati che ne scaturivano, è ormai tramontato. La spesa per i servizi assistenziali e sociali si va assottigliando. Bisogna prendere delle decisioni nell’ottica della sussidiarietà e ripensare l’assistenza con politiche di attivazione sociale e non di assistenzialismo. Occorre ripensare i servizi attorno all’idea di comunità, intesa come insieme di rapporti familiari, intergenerazionali, professionali e di quartiere. L’assistenza deve puntare al riconoscimento delle esigenze dei singoli e all’utilizzo dello spazio pubblico come luogo e condizione d’incontro. Da rivoluzionare è l’idea dello spazio fisico: i parchi e gli altri luoghi possono trasformarsi in aree dedicate alle diverse discipline sportive e alla promozione del benessere delle persone, in percorsi di assistenza per i disabili, in spazi d’incontro per gli anziani.

Si devono creare dei veri e propri “hub inter-generazionali” nei quali siano presenti servizi trasversali alle generazioni, in modo da permettere una compresenza delle componenti familiari. Ciò garantisce la vita dello spazio pubblico, con il relativo mantenimento del decoro, e il superamento della solitudine, tipico dei contesti di vita metropolitani.

L’intervento amministrativo avviene su due livelli: patrimonio edilizio e aree verdi. L’idea è quella di dare in gestione ai privati (singoli o associati) lotti di spazio pubblico (aree verdi o aree edificate). Definita la griglia normativa, l’assegnazione avviene in base alla valutazione dei progetti di promozione presentati. La gestione riguarderà la cura ambientale, la manutenzione ordinaria e straordinaria ma soprattutto l’erogazione di servizi destinati alle persone. I servizi, definiti sulla base delle esigenze di ogni territorio, saranno erogati anche in collaborazione con altri soggetti competenti. I titoli di assegnazione hanno durata quinquennale, rinnovabili per tre volte, ma revocabili immediatamente in caso di uso improprio (come limitazione di accesso a terzi o scarsa manutenzione).

L’ente amministratore è chiamato a creare efficaci strumenti di attribuzione e di controllo di gestione, garantendo trasparenza, efficacia ed efficienza degli affidamenti. Gli investimenti sono privati, incentivabili con forme di defiscalizzazione. I servizi offerti ai cittadini, sulla base delle diverse tipologie di utenti/servizi, saranno in alcuni casi a pagamento, in altri gratuiti o con tariffe definite sulla base del reddito degli utenti. Ciò permette all’ente pubblico di ridurre il perimetro di manutenzione dello spazio pubblico e, allo stesso tempo, di aumentare l’offerta di servizi. L’affidamento degli spazi esclude ogni forma di alienazione, implicando invece un processo di riqualificazione.

Entro i primi sei mesi ogni Municipio individua le aree e definisce le funzioni di servizio necessarie alla porzione di territorio interessata, entro il primo anno si presentano i primi bandi. Nei successivi sei mesi si passa alla ricezione e alla valutazione dei progetti di gestione. Alla fine del secondo anno l’obiettivo è avere i primi cinque hub.

La creazione di servizi (sportivi, di comunità, di assistenza) permette l’impiego di numerose figure professionali e la generazione di un sistema virtuoso di relazione, nel sociale, tra pubblico e privato.

La riconquista dello spazio pubblico come una spazio comunitario è la via principale per garantire vere forme di integrazione interetnica e l’antidoto contro la solitudine moderna, che affligge i contesti metropolitani ad alta estraneità relazionale.