La Capitale delle culture

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Roma, capitale delle culture

A Roma risiedono regolarmente più di 300 mila stranieri provenienti da tutti i paesi del mondo. Si tratta di una presenza strutturata nel corpo sociale e in via di espansione. Ecco perché è fondamentale mettere in atto politiche di prevenzione dei conflitti e di sostegno all’integrazione. Il modello di convivenza romano dev’essere originale, flessibile, aperto. Per realizzarlo bisogna partire dalla base e attribuire un ruolo più attivo agli studenti di origine straniera che costituiscono il 10% degli iscritti nelle scuole romane. Non si tratta quindi, come spesso viene rappresentato, di un’emergenza, ma di una vera realtà sociale che anima e arricchisce la vita cittadina.

La realizzazione di tale modello si articola in tre passaggi tra loro correlati: incremento della presenza dei mediatori culturali (già iscritti al Registro Pubblico Cittadino dei Mediatori Interculturali a disposizione dell’amministrazione che attualmente conta più di cinquecento iscritti provenienti da ottanta paesi diversi) nella scuola per “semplificare” il rapporto tra l’istituzione e le famiglie straniere; trasformazione delle scuole in laboratorio della convivenza: spazi aperti anche in orari extra scolastici in cui organizzare progetti culturali, corsi di lingua e di storia del mondo; aumento dei servizi per l’intercultura nelle biblioteche comunali (già oggi frequentati da stranieri), come corsi di lettura e attività di inclusione sociale. L’obiettivo è rendere i luoghi comuni spazi in cui si crea la rete sociale ideale per esorcizzare problemi di marginalità ed alimentare la percezione di sicurezza dei cittadini.

Per sostenere questo piano le risorse possono essere quelle di fondi nazionali, come quelli stanziati dal Ministero dell’Interno, o dei fondi europei dedicati all’integrazione. Il Comune potrebbe fare da capofila per la presentazione dei progetti per scuole, biblioteche e mediatori.

Il progetto prevede tre mesi per l’inventario e la disamina dell’esistente, tre mesi per la messa a punto operativa e la predisposizione dei progetti per la richiesta di finanziamento, un biennio di sperimentazione dell’intervento da mettere successivamente a regime.

L’azione si fonda evidentemente su principi di solidarietà e collaborazione civica, superando la dimensione assistenzialistica per assumere e far crescere le forme di convivialità e di dialogo tra persone.