Una Capitale con pieni poteri

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Una capitale con pieni poteri

Le recenti evoluzioni normative hanno portato la città di Roma a ritrovarsi con quattro livelli di governance distinti che insistono sullo stesso territorio, con attribuzioni di competenze dai contorni non sempre chiari e definiti: Regione Lazio, Città Metropolitana, Roma Capitale, Municipi.

La pluralità dei soggetti determina, in maniera inevitabile, un rallentamento dell’azione amministrativa, diretta conseguenza delle varie fasi in cui si svolge il processo decisionale.

Questa situazione, nota da molto tempo, è uno dei fattori che hanno determinato gli interventi legislativi e costituzionali che si sono succeduti da venticinque anni a questa parte. Tale processo di cambiamento sembra però essersi arrestato, di fatto, generando la replica della situazione precedente, con la sola variante della “città metropolitana” al posto della “provincia”.

La necessità primaria è la riduzione degli enti amministrativi che insistono sul territorio. In luogo degli attuali quattro livelli, ne devono essere individuati due: un livello di prossimità e uno di programmazione strategica, coordinamento e controllo. L’ente principale sarà “Roma metropolitana” che, assumendo il rango regionale, riunirà in sé le funzioni ora svolte da Regione, Città metropolitana e Roma Capitale. Subordinato a esso ci saranno i comuni (come ora avviene) e i municipi, con compiti di gestione.

Il confine di questo ente coincide con l’attuale città metropolitana, mentre la Regione Lazio mantiene le sue competenze al di fuori di questo anello, in attesa di un riassetto complessivo delle regioni italiane.

I Municipi verranno potenziati nei loro poteri, diventando dei municipi metropolitani. Il riassetto dei livelli di governo di Roma sarà accompagnato da un contenimento numerico degli organi rappresentativi, con il generale riequilibrio nella loro composizione, attraverso, ad esempio, la limitazione del numero dei consiglieri eletti nei municipi metropolitani a nove (sei della maggioranza e tre d’opposizione) e l’attribuzione delle funzioni di gestione esecutiva agli stessi consiglieri di maggioranza; saranno inoltre accelerati i processi di aggregazione tra comuni dell’area metropolitana.

La riforma deve essere portata al termine nel corso della prossima consiliatura capitolina per permettere di arrivare alle prossime elezioni, nel 2021, con il nuovo assetto amministrativo.

La riforma permette una riduzione dei costi della politica; garantisce una semplificazione di alcuni processi amministrativi, facilitando le attività produttive; offre ai municipi una velocizzazione della capacità di spesa dei fondi a disposizione.

La riforma permette un miglioramento della macchina burocratica, che si evidenzia nell’adeguamento delle funzioni amministrative alle esigenze di quartiere e nella maggiore efficienza dell’intervento (infrastrutturale e di servizio) sui territori cittadini.